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Paragrafo 6 . Il crollo dell'impero.

     
Il  blocco continentale danneggiava l'economia russa (esso colpiva  in
particolare il commercio di grano e di legname, gestito dai nobili, le
cui  proteste si facevano sempre pi vivaci); per questo nel  1810  lo
zar  Alessandro  primo ne decise la sospensione e riprese  gli  scambi
commerciali  con l'Inghilterra. Anche il popolo russo  manifestava  la
sua  ostilit  contro  l'imperialismo  napoleonico,  spinto  dai  capi
religiosi    che    presentavano   i   francesi   come    nemici    di
Dio.  L'attribuzione del regno di Svezia al generale napoleonico Jean-
Baptiste  Bernadotte aveva inoltre compromesso il  predominio  che  da
tempo  la Russia esercitava sul mar Baltico. Lo zar cominci allora  a
chiedere  una  revisione degli accordi di Tilsit e  contemporaneamente
cerc  di  allearsi con Austria e Prussia; queste non osarono mettersi
contro  Napoleone,  contro  il quale invece  si  schier  il  generale
Bernadotte,   desideroso  di  liberarsi  dalla  oppressiva   influenza
napoleonica.
     Di  fronte  al mutamento di politica estera dello zar, Napoleone,
che gi mirava ad occupare l'impero russo per privare l'Inghilterra di
ogni  contatto politico ed economico con l'Europa, fece  affluire  una
gran  quantit di truppe ai confini con la Russia e infine  la  invase
nel  giugno del 1812. L'esercito napoleonico, formato da circa 650.000
uomini  provenienti da tutti gli stati sottomessi e alleati,  consegu
alcune  iniziali  vittorie, che per non risultarono determinanti;  il
comandante russo Michail Ilarionovic Kutuzov, infatti, aveva adottato
una  tattica  basata su scontri non impegnativi, seguiti  da  ritirate
strategiche,  in  modo da attirare le truppe nemiche  all'interno  del
proprio sconfinato paese.
     L'esercito  francese  cominci  pertanto  a  trovarsi  in   grave
difficolt: le grandi distanze, le strade ed i ponti spesso  distrutti
dai  soldati  russi  in  ritirata  rendevano  lunghi  e  faticosi  gli
spostamenti; esauriti ben presto i rifornimenti, predisposti  per  una
campagna breve, era assai difficile trovarne sul posto, per la povert
dell'agricoltura  e  perch  i  villaggi,  all'arrivo   delle   truppe
napoleoniche,  erano  in  gran  parte  abbandonati  e  bruciati  dagli
abitanti.  Solo  a  Borodino, sulla Moscova, il 7 settembre  1812,  il
generale  Kutuzov  affront le truppe napoleoniche  in  una  battaglia
campale; i francesi ebbero la meglio, ma
     
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     subirono  gravi  perdite.  Raggiunta Mosca  una  settimana  dopo,
Napoleone  attese invano che i russi si arrendessero,  mentre  le  sue
truppe  versavano  in condizioni sempre pi precarie  a  causa  di  un
incendio che aveva quasi completamente raso al suolo la citt; infine,
dopo  poco  pi  di  un  mese,  dovette  rassegnarsi  ad  ordinare  la
ritirata. Ma era ormai troppo tardi: le difficolt questa volta  erano
rese  insostenibili  dal clima rigido dell'inverno  e  dagli  attacchi
dell'esercito  e dei contadini russi; solo poco pi di  20.000  uomini
riuscirono alla fine a tornare indietro.
     Napoleone abbandon i resti del suo esercito e raggiunse a  tappe
forzate  Parigi, dove, tra il 1812 e il 1813, riusc  a  reclutare  un
nuovo  esercito,  con  il  quale affront  le  truppe  di  un'ennesima
coalizione,  la  sesta,  formata da Inghilterra,  Austria,  Prussia  e
Svezia.  I  francesi ottennero alcune iniziali vittorie, ma a  Lipsia,
nell'ottobre  del 1813, numericamente assai inferiori a  quelle  della
coalizione, subirono una sconfitta decisiva.
     La  Francia venne invasa; l'Olanda insorse, la Confederazione del
Reno si sciolse, in Spagna l'azione congiunta della guerriglia e delle
truppe  britanniche  del  duca  di  Wellington  riusc  a  cacciare  i
francesi,  Eugenio Beauharnais tent la difesa del regno  d'Italia  ma
venne sconfitto dagli austriaci, Gioacchino Murat avvi trattative con
l'Austria nella speranza di conservare il regno di Napoli: il  sistema
napoleonico stava dissolvendosi. Napoleone cerc ancora di  resistere,
ma, con le poche truppe rimastegli (aveva chiesto rinforzi, ma non gli
erano  stati  concessi, il che indicava che non aveva pi  la  fiducia
della  classe  dominante francese), non riusc  a  fermare  l'avanzata
delle  truppe  della sesta coalizione, che arrivarono a  Parigi  e  la
conquistarono alla fine di marzo del 1814.
     Pochi  giorni  dopo  Napoleone  fu  costretto  ad  abdicare  e  a
ritirarsi in esilio nell'isola d'Elba, della quale gli fu concessa  la
sovranit. Sul trono di Francia tornarono i Borboni con il fratello di
Luigi  sedicesimo,  che  prese il nome di Luigi  diciottesimo,  perch
l'erede  considerato legittimo, il figlio del sovrano  ghigliottinato,
era  morto in carcere nel 1795. Nel maggio dello stesso anno il  nuovo
re  firm la pace di Parigi che riconosceva alla Francia i confini del
1792.
     Nel   novembre   del  1814,  per  decidere  quale  assetto   dare
all'Europa  liberata  dal dominio napoleonico, si  apr  a  Vienna  un
congresso  degli  stati  europei. Questi si  trovarono  ad  affrontare
problemi piuttosto complessi, che scatenarono numerosi contrasti.
     Nel  frattempo  in  Francia  alla  restaurazione  della  dinastia
borbonica non era seguito il ritorno della stabilit politica e  della
tranquillit  sociale.  I  monarchici  pi  estremisti  cercavano   di
soddisfare  il  loro desiderio di vendetta; il clero si adoperava  per
recuperare  il  monopolio dell'istruzione; coloro che erano  diventati
proprietari terrieri acquistando i beni espropriati agli aristocratici
e   alla  Chiesa  erano  in  agitazione  perch  temevano  di  doverli
restituire;  i giacobini tornavano a manifestare la loro  opposizione;
ad  essi  si  univano i bonapartisti, tra i quali si  distinguevano  i
militari  e i funzionari allontanati dai loro incarichi; notevole  era
anche lo scontento dei reduci.
     Napoleone,  ritenendo  che  una cos elevata  tensione  politico-
sociale  potesse favorire un suo ritorno al potere, lasci di nascosto
l'isola  d'Elba e raggiunse Cannes nel marzo del 1815. Qui fu  accolto
trionfalmente:  i  soldati  che  erano  stati  inviati  per   fermarlo
passarono dalla sua parte e lo accompagnarono
     
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     fino  a  Parigi,  che  nel  frattempo era stata  precipitosamente
abbandonata da Luigi diciottesimo.
     Di  fronte  all'inatteso ritorno di Napoleone i  sovrani  europei
riuniti a Vienna dimenticarono i contrasti e si unirono in una settima
coalizione.  Per Napoleone questa volta non ci fu niente  da  fare:  a
nulla  valse  il  suo  tentativo  di  formare  in  Francia  uno  stato
costituzionale  che  gli  procurasse  consensi  sia  all'interno   che
all'esterno;  inutili furono le offerte di pace e non  determinanti  i
successi militari conseguiti nei primi scontri. Il 16 giugno del 1815,
dopo   circa   cento  giorni  dal  suo  ritorno  in   Francia,   venne
definitivamente  sconfitto a Waterloo. In ottobre fu  deportato  dagli
inglesi  a Sant'Elena, isola sperduta nell'oceano Atlantico  al  largo
della costa africana, dove morir il 5 maggio del 1821.
